…quando ho visto questa scatoletta ho deciso che sarebbe stato il tuo porta – elastici. Ma non potevo dartela vuota. Buon Natale. A.
Le ho scritto così nel biglietto. Tagliato rotondo come la scatola ne ricopriva il contenuto: il lettore mp3 di schede micro sd con cuffie, adattatore, e cavo per la ricarica.
Oggi G. era più bella del solito, con il tacco anche più alta di me. Un pranzo in famiglia dopo il lavoro l’evento da ringraziare. Io stanotte mi sono addormentato tardissimo, forse alle 2 o alle 3. Mi piace stare a pensarla, ripercorrere i momenti insieme, riprovare le stesse emozioni. Poi stamattina mi sono preparato in fretta per arrivare in ufficio prima di tutti e farle trovare il pacchetto nel cassetto. Solo che lei quel cassetto oggi proprio non lo voleva aprire. Si sono succeduti sublimi momenti con lei, sorridente, dolce, ironica e autoironica; guardandola negli occhi potevo intuire il significato della parola Dio. Al momento giusto, verso fine mattinata, le ho chiesto di una cosa che si trovava in quel benedetto cassetto, “obbligandola” ad aprirlo. Avevo un cliente da servire e non la vedevo ma sentivo uno strano silenzio. Lunghissimo, tanto quanto la stramaledetta operazione che stavo portando a termine. Finalmente soli mi ha detto, con una severità dolcissima per non ferirmi: “Così non andiamo d’accordo!”, pensando che fosse un regalo di molto valore, cosa che non era. Una volta convinta abbiamo guardato insieme il tutto, le ho spiegato il funzionamento. Mi ha detto di essere confusa, la vedevo un po’ strana ma contenta, emozionata. Ha proseguito dicendo che per lei è un gran regalo lavorare con noi (tutti i colleghi ma lo ha detto a me). Poi in un discorso con un altro collega ci ha infilato: “Io ad A. voglio molto bene”. Per finire dicendomi che la tratto troppo bene e forse non se lo merita. In tutto questo io dov’ero? In ESTASI. Tutta la giornata è vissuta sulle ali di quei momenti magici dove lei mi ha dimostrato il suo interesse. Io che non sono nessuno ho suscitato qualcosa in un angelo.